Tuesday, 10 July 2012

Equinozio d'autunno


La lama gli penetrò il petto e si insinuò tra la clavicola e lo sterno con un suono simile a quando si taglia un’anguria d’estate. Eppure, neanche in quel momento il suo volto lasciava trapelare il minimo turbamento. Gli occhi esprimevano piuttosto una fiera sicurezza: la sbruffonaggine che lo contraddistingueva non doveva essere stata il risultato di un atteggiamento difensivo assunto arbitrariamente per nascondere delle paure dietro a un’aria da maschio alfa, ma piuttosto una genuina forza interiore dovuta a una cieca fiducia nelle proprie capacità. Non si finisce proprio mai di conoscere qualcuno, pensò lei.
A questa fierezza subentrò presto una sorta di compiaciuta impassibilità. Si mise a sedere come rassegnato e con le mani le strinse i polsi, ma non sembrava cercasse di rimuovere la lama da dentro il corpo né voleva impedirle di spingerla più a fondo nella ferita. Piuttosto, almeno lei interpretò così quella sua apparente calma, la teneva stretta a sé come se sentisse il bisogno di un ultimo contatto umano, come se non volesse affrontare da solo l’eventuale viaggio verso l’ignoto. Il terrore pareva avergli paralizzato il volto e sembrava lo avesse spinto a cercare la complicità di qualcuno, magari una mano disposta a guidarlo, anche se non ebbe sorte migliore che affidarsi a quella della sua carnefice. Per un attimo lei cinicamente sorrise, certa oramai della sua vittoria. 

In passato i due fratelli avevano avuto un’affinità tale che le altre persone non avrebbero potuto neanche immaginare. Se per esempio, lui, monozigote nato esattamente tre minuti prima della sorella, stava vicino al camino e lei in un’altra stanza, quest’ultima difficilmente avrebbe sentito freddo.
Tuttavia, circa un anno prima di quel fatidico giorno accadde che durante una vacanza al mare suo fratello si allontanò dalla riva per affrontare i cavalloni generati dal forte vento di quell’ultimo giorno d’estate. "Tipico atteggiamento da sbruffone", pensò lei osservandolo dalla riva con un pizzico di ammirazione. Lui aveva molti amici ed era un tipo ridanciano, lei al contrario era sempre stata la più introversa. Stravedeva per suo fratello, lo amava così com’era e anche quei suoi difetti, in fondo, le sembravano una benedizione. A un certo punto, mentre il ragazzo si era spinto al largo fu colto da un improvviso malore e si ritrovò a lottare con la corrente che lo tirava sott’acqua verso una morte praticamente certa. Fortunatamente, un bagnante impavido riuscì a sottrarlo ai flutti e lo riportò a riva. Una volta fuori dall’acqua, tentò per qualche minuto di rianimarlo finché finalmente il giovane riprese conoscenza. La folla di astanti fino a quel momento non aveva notato che la ragazza per tutto il tempo era rimasta accovacciata sulla sabbia senza proferire una sola parola ed aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Quando finalmente rinvenne, urlò terrorizzata. Fu un urlo quasi inumano, come se la voce giungesse direttamente dallo stomaco. La giovane non seppe spiegare l’accaduto né ricordava esattamente che cosa le passò per la testa in quei lunghissimi minuti in cui il fratello aveva lottato tra la vita e la morte.

Come se nulla fosse, con un ultimo sforzo, lui le sorrise. Che sciocca era stata! Aveva frainteso i suoi gesti fino a quel momento accreditandoli a una debolezza risolutiva. Lui, in realtà, non aveva nessuna paura della morte, anzi la affrontava a testa alta. Non stava cercando nessun aiuto e tanto meno una mano che gli facesse da guida. La totale assenza di timore lo aveva reso stoicamente e, almeno metaforicamente, impenetrabile.
Assecondandola nella propria uccisione si stava comportando da uomo e da fratello amorevole. Fu in quel momento che tutta l’ira e la foga che avevano diretto la mano della ragazza fino a poco prima scemarono di colpo e lei si sentì completamente persa. La testa le girava e per qualche secondo non vide più nulla. Lui, al contrario, aveva in sé una forza per lei anche solo inimmaginabile. Persino dopo aver ricevuto un fendente d’acciaio che gli aveva squarciato il grande pettorale sinistro e trafitto il cuore si dimostrava più caparbio di quanto molti altri uomini non lo erano mai stati in tutta la loro vita. Quando se ne rese conto la presa di lei vacillò e lasciò cadere il coltello. Subito, lui scivolò all’indietro finché con un lieve tonfo la sua schiena toccò terra. Oramai non la teneva più per i polsi, ma stringeva la parte esterna dell’arma fratricida. Lei, nonostante il tentennamento, non fu colta da alcun senso di colpa per il bieco gesto che aveva compiuto, ma sentì solo un’improvvisa stanchezza. Poco dopo, un forte senso di vuoto la invase mentre digrignando i denti osservava il fratello dall’alto verso il basso e il suo soffio vitale si faceva sempre più debole.

Dopo quel sinistro incidente in spiaggia la ragazza aveva cambiato completamente attitudine verso la famiglia e soprattutto verso il fratello. L’astio contro di lui era tanto immotivato quanto incontrollabile e il suo attaccamento alla vita era divenuto pressoché inesistente. Sembrava sempre più spesso assente e non reagiva agli stimoli che l’esistenza offre agli individui della sua età. Completamente isolata e refrattaria alle attenzioni della famiglia arrivò persino a tentare il suicidio. 
La famiglia, disperata, la affidò a uno psicologo il quale dopo diverse sedute decretò che la ragazza probabilmente soffriva di schizofrenia acuta e disturbi della personalità e visto che la giovane era piuttosto restia a comunicare, il medico decise di ricorrere all’ipnosi. Non fu mai ben chiaro cosa successe durante quella cruciale seduta, ma lo specialista rifiutò categoricamente di incontrare di nuovo la sua paziente dopo che questa, in un momento di apparente catalessi, lo attaccò a morsi ferendolo gravemente al volto. L’uomo dichiarò in seguito di non riuscire a spiegarsi come una ragazza così esile potesse avere una forza e una velocità simili tanto da coglierlo completamente di sorpresa. Per giunta, la giovane in quel periodo parve sviluppare un notevole talento nella diplofonia e spesso era stata vista dalla famiglia mentre parlava tra sé e sé imitando perfettamente due voci diverse. Se qualcuno avesse udito uno di questi monologhi da un’altra stanza avrebbe potuto pensare che un uomo e una donna stessero discutendo animatamente tra di loro.
L’unico consiglio che lo psicologo si sentì di dare alla famiglia prima di dare definitivamente forfait fu quello di cercare di comprendere quali persone stesse frequentando la ragazza. Da uno dei fugaci colloqui con la giovane, aveva avuto l’impressione che doveva era stata plagiata da qualcuno poiché considerava il fratello come un nemico mortale.
Il diario della fanciulla che fino a poco prima era dedicato a pensieri rosei e aspettative tipiche delle giovani della sua età cominciò a tingersi di racconti di una passione innaturale e morbosa. La giovane descriveva in quelle pagine il sentimento che provava nei confronti di un lui misterioso. Grazie alla curiosità del fratello la famiglia poté darvi un’occhiata e formulare congetture su questo peculiare amante. Quando affrontata direttamente dai familiari e interrogata sulla questione la ragazza giurò di non ricordare di aver scritto quelle righe e anche l’ortografia utilizzata sembrava non appartenere all’innocente ragazzina. Nel diario non veniva fatto alcun nome, ma l’autrice di quelle riflessioni descriveva l’innamoramento ossessivo per un uomo che le aveva fatto perdere la testa. Spesso si rivolgeva a lui direttamente e sembrava programmasse una fuga d’amore poiché sulla carta prometteva spesso che lo avrebbe raggiunto al più presto. A quanto pare i due si erano visti solo in un’occasione e la ragazza sembrava determinata a rivederlo al più presto.

Era la mattina del primo giorno d’autunno e suo fratello sedeva davanti casa. Era passato un anno esatto da quando l’uomo era apparso nella vita della giovane e l’aveva sedotta. Le aveva ordinato di uccidere il fratello perché, sosteneva l’uomo, sarebbe stato d’impiccio al loro amore. La ragazza, accecata da una passione innaturale e ultraterrena, acconsentì a quella folle richiesta. Aveva passato un anno sognando il suo amante tutte le notti. Lui le sussurrava frasi d’amore in una lingua che lei era convinta di non aver mai sentito, ma che comprendeva alla perfezione. La sua figura, altissima e slanciata, la dominava e lei in quelle notti passate con lui si sentiva protetta e in pericolo allo stesso tempo. La vita quotidiana non sembrava aver più alcun senso per lei, voleva soltanto poter stringere di nuovo il suo lui, voleva poterlo sentire vicino come nel giorno del loro primo incontro in spiaggia. Esisteva soltanto un modo perché questo potesse avvenire.

L’atto era stato compiuto e il sacrificio ultimato. Lei se ne stava seduta con lo sguardo fisso nel vuoto davanti al cadavere del fratello e sebbene avesse un’espressione impassibile e gli occhi persi nel nulla accennò un sorriso a mezza bocca. Tuttavia, dopo all’incirca tre minuti anche la ragazza cadde a terra come fulminata e accarezzando con un ultimo lieve gesto il volto del fratello chiuse gli occhi per sempre. Nonostante tutto, continuava a sorridere.

Un uomo alto e vestito di nero aveva assistito da lontano alla scena. Si avvicinò ai due corpi senza vita e li sollevò entrambi senza alcuno sforzo. Anch’egli, sebbene scuro in volto, accennò un sorriso.